SANITA’ INTEGRATIVA

Nel 2020 gli ospedali sono stati sotto pressione a causa della pandemia da Covid-19. Questo ha fatto si che emergessero le problematiche latenti del servizio sanitario italiano. Carenza di personale specializzato all’interno degli ospedali pubblici, scarsa presenza assistenziale sul territorio da parte dei medici di base, sono solo un paio dei problemi venuti alla luce in questi complicati mesi.

Quali sono state le conseguenze di tutto ciò?
La risposta a questa domanda sta nell’attenta analisi dei semplici, quanto esplicativi, dati redatti dal IX Rapporto della Sanità pubblica, privata e intermediata.
Si stima che durante la pandemia del 2020 quasi il 33% degli italiani si è trovato a dover rinviare i propri appuntamenti sanitari. Trattasi, per la precisione, di 13.3 milioni di accertamenti diagnostici e 9.6 milioni di visite specialistiche.

Quali sono le problematiche?
È scontato che, nel momento in cui l’emergenza pandemica andrà affievolendosi, la pressione sugli ospedali inizierà ad aumentare. Tutti quei milioni di appuntamenti sanitari mancati andranno ad indebolire il Sistema Sanitario già fragile creando una reazione a catena di stress e caos.
È stato stimato che, coloro che ne avranno le possibilità o che sono in possesso di una polizza sanitaria, ricorreranno a visite e controlli medici in strutture private per accorciare i tempi di attesa. Sempre secondo il IX Rapporto della Sanità pubblica, privata e intermediata, si stima che verranno spesi in media 691 € annui cada italiano che si rivolgerà alle strutture e agli specialisti esterni dal Sistema Sanitario Pubblico Nazionale.

Cos’è il WELFARE aziendale
Per Welfare aziendale si intendono tutte le iniziative, le agevolazioni, che un datore di lavoro intraprende, effettua, per migliorare il benessere del proprio lavoratore e della sua famiglia, nell’ambito della sanità.
Un piano di Welfare Aziendale, per esempio, può includere servizi sanitari e di previdenza complementare, servizi di istruzione, assistenza sociale e molto altro; il tutto tramite il contributo dall’azienda datrice del lavoro abbattendo così, i costi sul lavoratore dipendente.
In Europa, soprattutto quella settentrionale, questa forma di sostegno ai lavoratori è molto diffusa: l’Italia, invece, solo recentemente ha iniziato ad approcciarsi a questo mondo. Carburante per questo motore sono state le leggi di stabilità degli anni 2016 e 2017, affiancate alla legge di bilancio 2018, che hanno incentivato sempre più l’ingresso delle aziende nel welfare pubblico.

Quali sono i vantaggi?
Per il dipendente
Il principale vantaggio dell’utilizzo del welfare aziendale per un dipendente è quello di ricevere servizi detassati perché esenti dalla dichiarazione dei redditi, ciò significa che non si cumula con l’imponibile Irpef, né con il reddito su cui vengono calcolati i contributi previdenziali. Un dipendente che usufruisce del welfare aziendale può abbattere in media il 40% della spesa sanitaria privata.

Per il datore di lavoro
Il vantaggio per il datore è speculare a quello del dipendente: egli ha la possibilità di detrarre tutti i costi dei servizi offerti dall’imponibile del proprio reddito di impresa.
Inoltre, i servizi di welfare aziendale sono esenti da obblighi contributivi e quindi ancor più incentivanti.

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